martedì 19 febbraio 2013

Uno sbaglio non è per sempre

Ok, lo dico subito: alla fine avevo sbagliato lezione.
Lo dico perché questa non è una storia sulla tensione e i colpi di scena. 

Torno in aula dopo due mesi, per l'inizio del secondo semestre. arrivo trafelato, di corsa dal lavoro. di solito i miei compagni di corso sono a fumare sul ballatoio. questa volta non c'è nessuno. faccio mente locale prima di entrare in aula: è la lezione di Informatica, di un tale Eraldo e qualcosa. dietro la cattedra, una signora bionda sta trafficando con il videoproiettore.

Sento un brivido lungo la schiena. Respiro.

Come sempre cerco subito un posto in ultima fila, così mi si nota meno. tutti occupati. istintivamente inizio a guardarmi in giro in cerca di rassicurazione, o di quella brunetta che mi piace molto. che potrebbe essere mia figlia, a essere pignoli. oggi però non la vedo.

Estraggo il cellulare dalla tasca e lo poggio sul banco. Ho bisogno di sedermi.

Non vedo neanche la sua amica, quella con gli occhiali. e neanche quello spilungone con la tuta che sta sempre con loro. a voler essere precisi non ci sono neanche gli altri. cioè, è pieno di tardo adolescenti rumorosi, ma non quelli soliti. 

Prendo il quadernone per gli appunti. Tolgo il tappo dalla penna. E scrivo in alto a sinistra la data di oggi. Sudo.

Parlano dell'esame di Financial Analysis. certo che la prof è uno stronza. anzi una asshole.

Bevo un sorso d'acqua e guardo la stampata con gli orari. Sbianco.

Ho sbagliato ora, luogo e corso di laurea. 
Allora con discrezione rimetto tutto nello zaino. fingo di aver letto un sms sul cellulare. silenziosamente chiamo a raccolta San Giuseppe e San Michele. esco.

Ricapitolando, ho ignorato per 10 minuti segnali diversi e univoci che mi dimostravano in modo inequivocabile che mi stavo sbagliando. non che non abbia provato disagio. ma la rassicurazione di seguire il solito piano di azione ha prevalso sulla fatica di ignorare che qualcosa non andava. dissonanza cognitiva, la chiamano. un po' come fanno certi elettori che continuano a credere alla cattiva politica, diversa da quella buona, che promette quello che non hai mai mantenuto.

Come ho detto all'inizio, questa non è una storia di tensioni e colpi di scena. E' invece una storia sull'ottusa determinazione con cui ignoriamo i nostri errori pur di non correggerli. 

Io però alla fine sono andato via.
Domenica e lunedì si vota. Coraggio.

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