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sabato 6 dicembre 2014

L'assistente del mago ovvero Magic in the moonlight


L'assistente del mago deve essere carina e magari un po' svestita, così da catturare l'attenzione e consentire che la magia avvenga. Se il mago nasconde un elefante tra 4 paratie, sai subito quello che succederà, la sua sparizione è dichiarata in anticipo. Tuttavia quando accade non riesci a non considerarla un sorprendente miracolo. In qualche modo, quindi, è l'assistente stessa la ragione dell'esistenza della magia.

Gli occhi di Sophie, la protagonista, ti rapiscono sin dalla prima scena in cui appare. Costantemente al centro dell'attenzione sono valorizzati dai capelli rosso fuoco, dai vestiti pastello, dai paesaggi del sud della Francia. Ad un certo punto arrivi a credere che la Francia stessa sia stata creata perché quegli occhi potessero risplendere ancora di più.


Non puoi che perderti nel loro riflesso tremando ad ogni battito di ciglia. E intanto però non ti accorgi. Non ti accorgi di personaggi inconsistenti e troppo facilmente incoerenti. Non ti accorgi della trama leggera e di battute non sempre irresistibili. Non ti accorgi che sin dal primo momento sai che i due protagonisti si innamoreranno e che accompagnerai il loro bacio con un sorriso liberatorio.


E così quando alla fine l'elefante scompare, vale a dire quando il brusco razionalista si abbandona all'irrazionalità dell'amore, a causa di quelli occhi, o forse proprio grazie a loro, sei contento. A differenza di quanto razionalmente dovresti concludere, non rimpiangi più di tanto l'aver comprato il biglietto del cinema.


Ecco, quest'ultima è probabilmente la vera magia del film.

E tutto grazie agli occhi di Sophie.

martedì 12 agosto 2014

Il viale e la cava ovvero "L'attimo fuggente"


Nell'89 avevo 14 anni. La prima volta che andavo al cinema da solo, senza i miei genitori. L'appuntamento con gli amici era al Cinema San Michele in centro, spettacolo delle 18.

Io abitavo in periferia, nel quartiere detto Far West, e la nomea non era dovuta alle balle di fieno rotolanti nel deserto, quanto piuttosto ad una primitiva gestione del diritto di proprietà e della giustizia.

Avevo due strade davanti. Quella breve attraverso la vecchia cava abbandonata, una lenta discesa tra massi, polvere e rovi che dalla zona leggermente sopraelevata mi avrebbe portato direttamente al lungomare. E quella lunga che seguiva il viale alberato, passava davanti alla scuola elementare e dopo una sfilza di negozi confluiva nel lungomare. Scelsi la lunga.

Nel buio della sala iniziammo a rumoreggiare. Si esibì il mio amico Gozzilla, detto così per i rutti poderosi, e qualcun altro raccontò quella divertentissima barzelletta di Pierino e non so chi. Volarono anche schiaffi da parte di qualche adulto spazientito, lo immaginai dalla chiara successione di schiocchi. Ma fu solo per pochi minuti. Fummo subito ridotti al silenzio, le pagine del libro strappate conquistarono la nostra incondizionata attenzione e quando salì in piedi sui banchi ad accompagnarlo c'era un coro di bocche spalancate di stupore e ammirazione, nello schermo e nella sala.

Non sono sicuro di aver capito il film e il messaggio che portava, però ricordo bene l'euforia successiva. Senza neanche salutare mi avviai deciso verso casa. Giunto al bivio neanche decisi perché la scelta non si poneva. Abbandonai la strada illuminata per arrampicarmi lungo il sentiero buio e polveroso.

Scivolai diverse volte accompagnato da ululati di coyote, rovi desiderosi di avvolgersi alle mie gambe e da leggende metropolitane che si susseguivano nei miei pensieri. In cima, alla luce dei cancelli dei primi palazzi del mio quartiere, sporco, sudato e graffiato, risi a pieni polmoni dei rimproveri che avrei ricevuto tornato a casa.

Mi voltai per un attimo, di sfuggita e per l'ultimo volta.
Proseguii diritto.


martedì 1 luglio 2014

Synecdoche, New York o un rosso di troppo


Come un rosso di quelli buoni.

Già nel naso ti esplodono i sapori, alcuni li riconosci sulla punta della lingua, altri si perdono nel palato.

C'è un che di Inception, un Truman Show al contrario, a tratti sembra I 7 Piani di Buzzati. E molto altro che so di non sapere.

Solo che è come una damigiana di rosso, che bevi a grandi sorsate e presto ti dà alla testa confondendoti. Ad un tratto il tempo si intreccia, i luoghi si fondono e gli altri li vedi doppi.

Finisce che ti ritrovi col mal di testa. Come certi rossi che sembrano buoni ma forse non lo sono così tanto.



sabato 10 maggio 2014

Dodici minuti e sono lì, ovvero se Locke fosse un impiegato pubblico

Locke è la storia di un ingegnere, del suo tentativo di imporre razionalità e ordine ad un mondo disorganizzato con la propensione all'aggrovigliamento.
Fallirà.

Tutti noi, ogni giorno, nel nostro piccolo, siamo contemporaneamente Locke e i suoi interlocutori.



Venerdì, si lavora mezza giornata.
Ore 14, salgo in macchina, ricevo una telefonata.

'L'acqua bolle'.
'Butta i rigatoni, se il traffico è regolare, 12 minuti e sono lì'.

Suoneria di Orizzonti di gloria, gruppo calcetto.
'Michele non può venire stasera, l'impegno preso due mesi fa è confermato'.
Prova a contattare qualcun altro, io ora non riesco'.

Squilla di nuovo il telefono.
'Quell'elenco che ti avevo chiesto non è pronto'
'Lunedì te ne stampo una copia. Il file è nella cartella condivisa'

'Quante uova devo usare?'
'Per trecento grammi di pasta ne userei due, sia tuorlo che albume. Mi raccomando, abbonda con pepe e pecorino. Tra dieci minuti sono lì'.

'Ho provato, non trovo nessuno. Neanche Pasquale viene, con la pioggia non se la sente'.
'Va bene, contatta Pino, lui sicuramente trova due giocatori'.

'Non riesco a stampare l'elenco. Il toner della stampante è esaurito'.
'Non preoccuparti, la riunione è tra dieci giorni. Lunedì cambio il toner e stampo una copia'.
'Vorrei immediatamente una copia cartacea. Potresti tornare?'
'Non posso'

'Non abbiamo il guanciale'
'Non fa niente, usa la pancetta, l'ho comprata lunedì. Tra otto minuti sono da, se il traffico non aumenta'

'Ho mandato un messaggio con Whatsapp a Pino'
'Prova a chiamarlo, a volte Whatsapp non funziona'

'Non abbiamo pancetta, mi sono ricordata di averla data a Kitty ieri'
'Il negozio di fronte è ancora aperto, fa un salto e comprala'.
'Non posso andarci, sono tutta spettinata'
'Allora chiedi alla vicina del secondo piano. Falle il mio nome, è gentile e ci darà della pancetta. Tra sei minuti, se il traffico si mantiene regolare, sono lì'

'La settimana prossima ci sono le valutazioni annuali, se oggi non avrò quella stampa ne terrò conto'
'Dai una prima lettura a video, lunedì appena arrivo lo stampiamo'
'Ho gli occhi stanchi e la lettura a monitor mi dà fastidio, torna subito'
'Non posso'

'Pino dice che ora ci prova'
'Bene. Anche Giovanni ha dei contatti, puoi sentire anche lui?'
'Non ho il numero'
'Dovrei avertelo mandato con una mail due settimane fa. Prova a recuperarla'

'Niente pancetta. Sono qui da lei, mi dice che può darci delle zucchine'
'No, le zucchine no, la carbonara vuole il maiale. Cos'altro ha in frigo?'
'Olive nere, tonno fresco, porri, una bistecca, yoghurt, wurstel, scarola...'
'Take the wurstel and run!'
'Come?'
'Dicevo che vanno benissimo i wurstel. Tagliali a dadini e falli saltare in padella come fossero pancetta. Se il traffico è regolare, tra quattro minuti sono da te'.

'Sono Michela, il capo mi ha detto di andare alla stampante con il toner nuovo, cosa devo fare?'
'Allora, prima di tutto apri lo sportello con il pulsante verde a sinistra. Poi estrai il toner vecchio e inserisci quello nuovo'
'Di che colore è il pulsante?'
'Verde. Estrai il toner vecchio e inserisci quello nuovo'
'Fatto, non funziona'.
'Cosa?'
'La stampante. Continua a lampeggiare una scritta nel display'
'Cosa dice?'
'Chiudere lo sportello'
'E tu l'hai chiuso?
'No'.
'Fallo'

'La pasta è quasi cotta. Le uova, sbattute con pecorino, sale e pepe. I wurstel sono in padella'
'Bene, sei stata bravissima. Tra un minuto, se trovo parcheggio e dovrei trovarlo, sono da te'

'Pino no giocatori ankio poco bene no partita ciao'

'Ok. Ci sono riuscita ed ho stampato l'elenco'
'Grazie, puoi darne una copia al capo?'
'Non posso, è andato via. Aveva squash alle due e mezza. Ha detto che sei un incompetente e che non tieni al lavoro'

'Sto scolando la pasta'
'Ottimo, sono già in ascensore. Sento il profumo. Venti secondi e sono lì'.



sabato 5 aprile 2014

Si alza il vento, che qualche volta porta brutte notizie


The wind rises è in realtà una specie di racconto autobiografico.
Sogni, desideri, fatti realmente avvenuti - anche se non proprio in quel modo lì - si intrecciano in modo divertente, poetico e commovente. La stessa logica di storieadunpassodallesserevere, ma eseguita un po' meglio.

Il protagonista è un ragazzo giapponese il cui nome è Jiro. Curiosamente, se lo si pronuncia ad alta voce, questo nome suona in modo molto simile a Ciro. Soprattutto quando urlato da una mamma campana ad un figlio discolo che scappa nei campi dopo qualche marachella.

Cresce nell'immediato dopoguerra, in un paese povero e semplice. Gli piacciono gli aeroplani, che diventeranno il suo lavoro. La vita lo porta lontano dalla famiglia. C'è un terremoto, potente e distruttivo. I viaggi in treno, su e giù per il Paese. Ci sono i militari, con cui deve avere a che fare e per i quali lavora. Anche se a lui, per essere precisi, della guerra non importa poi tanto.

Onnipresente è il vento. Quell'aria che spinge, trascina, domina e strappa. Il vento dei jet militari che sfrecciano a bassa quota, il vento che fa risuonare l'erba nei campi, il vento che porta il lamento del terremoto anche diversi giorni dopo. Il vento che annuncia le cattive notizie, che a volte assumono la forma del rombo scoppiettante di un motore lontano.

E così qualcuno muore, in tutte le storie che si rispettino qualcuno muore.
Però, portato via dal vento nei sogni agitati di chi resta, si congeda rassicurante con una sola raccomandazione, che è poi un imperioso ordine affettuoso: 'vivi!'.

E il dolore diventa un sorriso; flebile, incerto, ma caldo.

Le vent se lève!... Il faut tenter de vivre!


martedì 18 marzo 2014

Her o 'Errore: impossibile eliminare il file Cache32.sys.exe'



E' la storia di uno che si sente solo, ma veramente solo. Così solo che fa amicizia con un personaggio di un videogioco che lo sfancula di continuo. Ad un certo punto, dopo l'ultimo aggiornamento del sistema operativo, entra in intimità con Windows XP. All'inizio è niente di che. Le solite frasi di circostanza. Apri pannello di controllo. Imposta stampante predefinita. Lei ,Windows, esegue comprensiva. Lo incoraggia, mettendo in evidenza le ultime applicazioni utilizzate. Da cosa nasce cosa e le interazioni si moltiplicano. Zippa, copia, salva e chiudi. Mai un problema, l'affinità cresce.

Poi una notte, mentre sono lì vicini, si lascia andare e deframmenta. Gli trema il dito quando lancia l'invio, è come se si toccassero. E' un crescendo. Le compra regali, un hard disk esterno, memoria RAM aggiuntiva. E poi un giorno decide per un modem nuovo, wifi dual band fino a 600Mbps.

Collega i cavi trepidante, non vede l'ora di vederla operativa con la nuova connessione. E invece, inaspettatamente, lei la prende male. “Periferica non trovata”, le risponde secca, ma sembra dirgli “perché non ti basto? Cosa cerchi su internet?”. Le fa due coccole per convincerla. Collega e scollega ripetutamente, carica un paio di driver. Le istalla anche un nuovo browser, quello all'ultima moda, sulla bocca di tutti i post degli amici nerd. Alla fine la convince. Sembra tutto superato.

Sembra. Perché poi ad un certo punto inizia a fare l'elusiva. “La memoria non doveva essere read”, gli dice di punto in bianco. Oppure gli si spegne e riavvia all'improvviso, proprio mentre salvava la versione definitiva del lavoro di giornata.

Ha paura di aver osato troppo. Cerca di cancellare qualche file. Magari recuperando memoria, la memoria dei bei tempi, tutto tornerà come prima. "Impossibile eliminare il file: il file è già in uso da altra applicazione”, gli risponde. Avrebbe dovuto iniziare a capire.

E invece niente. Depresso manda a monte un appuntamento galante che gli hanno procurato amici impietositi. Congeda velocemente la rossa del secondo piano che finalmente ha mollato il marito, temuto rompi cazzo di tutte le riunioni di condominio, e che lo guarda con la luce negli occhi da sempre. L'unico ossessivo pensiero è correre da Windy.

Poi un giorno, inaspettatamente, lei si nega. Definitivamente.
Quando accende il pc al mattino per darle il buongiorno con un 'sincronizza', si trova di fronte una schermata nera con sequenze di uno e zero alternati e intervallati dalla scritta 'virus' in rosso. Lei è andata, presa da un altro venuto da fuori.

Disperato incontra la vicina. Lei sente il suo dolore. Le si inumidiscono gli occhi e lo abbraccia. Lui non ricambia e fissa l'orizzonte dal terrazzo. Fissa il palazzo di fronte, perché non ha una gran vista.


Rimane solo. Se lo merita.

martedì 22 ottobre 2013

Sacro Gra, una specie di se una notte d'inverno un viaggiatore



Ci sta uno che passa le notti in ambulanza, ci sta uno che pesca le anguille nel Tevere, ci sta uno che è nobile ma s'annoia un sacco soprattutto con i lituani, ci sta uno o una che ha una cara amica o un caro amico col camper e gli o le piace cantare, ci sta un padre anziano che disturba la figlia mentre studia, ci sta un dj di salsa e merengue, ci sta uno che ce l'ha coi parassiti, ci sta...
Ognuno ha la storia sua, ma sono storie piccole, minime, e neanche si capisce dove finiscono, ammesso che siano mai iniziate. Tranne quello con l'infarto che, non lo dicono, ma per me non ce l'ha fatta.

Niente di ché, pensa uno. E invece no.
Perché poi esco e pedalo verso casa. In via Rialto una ragazza, ricci castani che spuntano da un basco nero di traverso, gambe lunghe e sottili sotto un cappottino beige e una gonna nera e svolazzante, mi attraversa davanti e si avvia nel buio dei portici. In via Pizzardi in un bar vuoto e illuminato a giorno, un vecchio solo e vestito a festa, giacca nera camicia bianca e cravatta con nodo grosso, sfoglia il giornale del mattino ormai lontano. Il parco dell'Arcobaleno è deserto e solo mi accompagnano la luce sfocata dei lampioni e il ronzio regolare della dinamo. In via Marx le auto delle mamme si allontanano, un allenatore con in spalla una rete piena di palloni attraversa il campo di calcio per raccogliere pioli. Nella ciclabile di via Barbacci una signora, che s'intuisce esser stata bellissima, tenta di convincere un cagnetto che piedi puntati non ne vuol sapere di andare avanti e fissa terrorizzato il buio.

Se non avessi visto Sacro Gra, tutte queste storie mi sarebbero sfuggite, per sempre. Avrei saputo meno e quindi visto e percepito meno.
E sarebbe stato un peccato, no?

giovedì 10 ottobre 2013

Gravity e lo spreco dei soldi pubblici



Ci sono 3 dipendenti pubblici che perdono tempo nell'aggiustare un telescopio. Uno addirittura si fa i giretti con uno scooter all'ultima moda e racconta barzellette, tra l'altro vecchie. Poi all'improvviso i cinesi fanno un casino e arriva la crisi. Ma i dipendenti pubblici indolenti indugiano. Uno viene esodato, gli altri due per un pelo scappano in scooter. Prendono troppo forte l'ultima curva e sbandano. Dei due, solo una rientra al posto di lavoro. L'altro si allontana. E dopo un po' non risponde più al telefono. Imboscato in palestra.

L'altra inizierà finalmente a lavorare, uno pensa. E invece no. Come entra, si mette in mutande e fa un sonnellino. Scoppia un incendio, sempre colpa dei cinesi, lo diceva Tremonti. Nonostante il corso sul decreto 81 fa un casino con l'estintore. Peggiora le cose e allora scappa di nuovo, con un'auto di servizio. Lenta lenta va verso un altro ufficio, uno della rappresentanza diplomatica cinese. Ma mica per faticare, è che vuole parlare con casa e dire di buttare la pasta. 

Fa sembrare complicato pure aprire una porta. Ma alla fine riesce ad entrare e si siede al computer. Lo accende, però non sa usare i programmi. Il giorno del corso aveva la riunione sindacale e non è potuta andare. Prende un'altra auto di servizio. Siccome non sa parcheggiare la fa finire in mare. Ne approfitta per un bagnetto e poi sai com'è, sono le 5, arrivederci a tutti e va a casa.

Stringi stringi è questo. Poi sì, ci sono pure le astronavi, la Terra vista dallo spazio, e i detriti cosmici. Ma si sa, quando si tratta di sprecare soldi pubblici, non si bada a spese.

martedì 10 settembre 2013

Le vite degli altri, una recensione



E' un film che parla di comunisti e intercettazioni, ma non l'ha scritto Daniela Santanchè.

E' ambientato nella DDR e il protagonista è uno della Stasi che lo mettono a seguire uno scrittore di successo. Sto protagonista, HGW XX/7, è uno bravo. Ha una laurea e pure un master. Certe volte insegna all'università dei servizi segreti. Se ti interroga lui, preghi la Madonna che finisca presto. Ma, se preghi la Madonna, è pure peggio, perché i comunisti della DDR le cose religiose non le sopportano tanto.
Ha solo un problema, il protagonista, che la vita sua manca forse di un po' di brio. Nei feriali, o sta nascosto nel sottotetto a sentire le cose che si dicono lo scrittore e gli amici suoi intellettuali, o sta a rapporto dal capo suo: un biondino col culo per faccia e lo spirito di patata. Una volta torna a casa un po' prima, ringalluzzito dall'aver ascoltato lo scrittore che amplessava, e si concede un po' d'amore pure lui. A pagamento, però, con la signorina più brutta della DDR. Che lo lascia pure insoddisfatto perché ' a bello, la prossima volta prenotavi per un'ora'.

Lo scrittore, invece, è un figo. Ha una bella casa, si vede con gli amici, fa le feste, va a teatro e si accoppia con un'attrice. Che, nota a margine, s'accoppia anche con chiunque altro possa giovarle alla carriera, ma ama tantissimo lo scrittore. Tuttavia nel finale muore perché non attraversa sulle strisce.
Solo una cosa sto scrittore non fa mai, lavorare. Nei 7 anni che racconta il film lui scrive solo un articolo e un libro. Senza che il tenore di vita ne risenta minimamente. Anzi, alla fine va in giro in auto blu. Sarà ricco di famiglia.

Comunque, il protagonista tanto s'appassiona alle cazzate degli intellettuali del bel mondo che, nell'ombra, pure li aiuta. Risolve una crisi coniugale allo scrittore e ne copre l'ardito e audace gesto di scrivere un articolo sui suicidi nella DDR. Che mò noi magari pensiamo che non è che ci voglia tanto a scrivere un articolo così, tra l'altro facendolo pubblicare anonimamente. E invece lo scrittore ci pensa e ci ripensa, si consulta con gli amici intellettuali, per giorni e giorni. Tanto non hanno niente da fare. E alla fine si decide.
La Stasi s'insospettisce e allora va a casa sua per fargli un paio di domande. L'attrice che tanto lo ama l'ha denunciato. Il protagonista, però, riesce a nascondere le prove e a salvare lo scrittore , senza che questo manco se ne accorga. La Stasi s'incazza e degrada il protagonista, che dall'università passa a aprire le buste col vapore, e senza la malattia e le ferie pagate.

Poi cade il muro. Lo scrittore, tra una partita a golf e un bridge, scopre tutto nell'archivio della Stasi . Scopre che il protagonista l'ha aiutato falsificando i rapporti. Allora decide di cercarlo per ringraziarlo.
Gira e rigira lo trova, ora fa il postino. Di quelli a piedi col trolley. Dice all'autista della Rolls 'fermati'. Ma poi ci ripensa e tira dritto. Scrive un libro per raccontare sta storia. E ci fa un sacco di soldi.
Il protagonista postino, un giorno, vede il libro in libreria. Lo apre e legge la dedica in prima pagina: 'a HGW XX/7, con gratudine'.

Allora compra il libro e poi una mazza nodosa.
Attraversa tutta Berlina smadonnando e santiando. La camera lo segue con una carrellata.
Smadonnando e santiando arriva sino a casa dello scrittore.
Citofona e gli dice: 'Wendy, sono io”.
Poi sale e gli va a dire un paio di cose.